Restlose Begeisterung hüben und drüben

Eine pianistische Spitzenleistung

Die Ukraine ist seit Langem ein Reservoir solistischer Ausnahmekönner. Zu ihnen ist der 31-jährige Alexander Romanovsky zu zählen. Die Pianistenhände mit den langen Fingern rundeten das äussere Erscheinungsbild des schlanken, hochgewachsenen Pianisten ab, in jeder Beziehung nicht beethoven-like, doch sein Spiel entsprach dem genialen Schöpfer des wohl berückendsten 4. Klavierkonzertes op. 58. Dass es in einem Hoch entstanden ist, beweist Beethovens Satz aus einem Brief: «Für mich gibt es kein grösseres Vergnügen, als meine Kunst zu zeigen und zu betreiben.» Romanovsky ist würdig in seine Fussstapfen getreten und hat einen umjubelten Nachvollzug geboten. Und weil dieses Konzert neben der Steigerung der virtuosen Anforderungen an den Solisten auch das Orchester von althergebrachter Begleitung löst und neu als Partner herausfordert, bot sich dem EUYO eine weitere Gelegenheit, sich in dieser Aufgabe hervorzutun.

JUNGFRAU ZEITUNG

Romanovsky cristallino accanto all'Aurora boreale

Magnifico il tocco di Romanovsky anche nelle fasi più "lievi" che imperlano di preziosità appena sussurrate, quanto nei tratteggi vivaci che virano, ottenebranti, verso le sonorità dei tempi moderni, in piena Età del Jazz. Scrosci di applausi a richiedere un bis hanno ottenuto fortuna con un preludio bachiano arrangiato da Alexander Siloti (maestro di Rachmaninoff) con ancora un calore ampiamente meritato per un suono perlato a chiosa della sua performance.

- Livia Bidoli 

 

La delicatezza e la grinta di Romanovsky

La luce abbagliante veniva da un talento adamantino come quello del trentenne pianista ucraino Alexander Romanovsky, Premio Busoni nel 2002, alle prese col raro Concerto n.1 per pianoforte e orchestra (1891-99) di un giovanissimo Rachmaninov sorprendente e portentoso interprete nei passi cantabili come in quelli di velocità supersonica ad alto tasso tecnico. Nel suo Rachmaninov si avverte l’erede di Liszt e del grande pianismo romantico con folate rapide e violente che nell’esecuzione non vanno mai a scapito delle nitidezza delle note, e con una enfasi che fortunatamente non appare mai retorica. Per bis poi il giovane pianista regala un decantato preludio bachiano (ma rivisto "modernamente" da Alexander Siloti, il maestro di pianoforte di Rachmaninov) che esperisce varie qualità di tocco "perlato", ovvero proprio l’antitesi del fuoco barbaro e nervoso del Concerto appena ascoltato. Un talento straordinario da riascoltare con piacere.

- Lorenzo Tozzi

IL TEMPO

Il giorno e la notte

[...] Ad interpretarlo è stato chiamato il trentenne Alexander Romanovsky, fascinoso pianista ucraino che ha letteralmente incantato l'uditorio. La collaborazione con Pappano è quanto mai fruttuosa: il primo movimento, attacca in modo , fiero, grandioso, brutale, e il primo colpo di timpano, che suggella la breve introduzione orchestrale e spiana la via per la prima, fulminea cadenza del pianista, è sferrato con veemenza, seguendo alla lettera l'indicazione in partitura sforzato fortissimo. L'insieme di tutto questo primo movimento è un altalena continua di trepidazioni che seguono l'ondivago andamento che Rachmaninov traccia per il suo pubblico, ma a dare vita a tutto quanto è la straordinaria intesa pianista-direttore: a differenza di quanto di solito accade di ascoltare, Pappano ci mette il fuoco, il fuoco vero, e Romanovsky non è da meno! Dolcezza sognante, invece, voltando pagina e passando al secondo movimento. L'orchestra smorza sensibilmente i toni, come carezzando i suoni prima di affidarli all'aria. La performance di Romanovsky si mantiene su livelli impeccabili, e il suo pianoforte assume tinte più discrete. Ma è un sogno di breve durata: il terzo movimento ci catapulta in un motorismo in cui le pirotecnie sono nuovamente di scena, col loro gioco di cristalleria tipico di Rachmaninov. Non mancano squarci lirici dall'andamento cullante: in particolare, ha colpito come l'insieme del volume sonoro, man mano sempre più attenuato, della direzione, che ha imposto un ritenuto ben scandito, e un'interpretazione pianistica che ha sfumato sempre più verso l'evanescente, abbiano dato l'impressione che il Concerto dovesse finire come spegnendosi, prima della coda, all'insegna della fanfara, in chiave apertamente teatrale. In risposta agli scroscianti, e meritatissimi, applausi, Romanovsky opta per un Notturno di Chopin: delicato come il bacio di una fanciulla.

 

 

Oggi, consiglierebbe ai giovani di dedicarsi alla musica classica?

“Sì. Vedo che i giovani sono interessati e vengono ai concerti. In Italia, c’è un pubblico abbastanza adulto, ma in altri paesi ai concerti ci sono tantissimi giovani. Credo che i giovani oggi cerchino delle forti emozioni e alcune risposte nella vita. Vorrei gridare loro che queste risposte si trovano nella musica classica, perché è un campo culturale in cui le emozioni sono più forti. Bisognerebbe far conoscere loro questa musica. Non è vero che i giovani siano insensibili. Hanno bisogno di una guida”.

SICILIA & DONNA

 

 

Il magnetico Romanovsky

Grande prova di virtuosismo per il giovane pianista ucraino ieri al Grande. E' stato lungamente applaudito nelle due Sonate di Rachmaninov.
In chiusura della Seconda Sonata una performance di velocità e potenza raramente udita. 

GIORNALE DI BRESCIA

Il piano di Romanovsky fa «volare» Rachmaninov

Così, mentre il Rachmaninov di Battistoni è lì che suda il suo crossfit, ecco volargli sopra il Rachmaninov terso e saettante del pianista Alexander Romanovsky
(nella foto). Vera stella della serata, il virtuoso ucraino fa scintillare una
«Rapsodia su tema di Paganini» spiritata e leggera, tutta riflessi e magie. Luminosa
anche quando intona il «Dies irae».

-Gian Mario Benzing

GLAZUNOV

I was particularly taken with the wonderfully sweet and sensitively nuanced
playing of violinist Rachel Barton-Pine, the nobility and warmth of Wen-Sinn Yang's
cello and above all the extraordinarily rich sound from pianist Alexander
Romanovsky.

Erik Levi

BBC Music Magazine

Romanovsky, l'emozione arriva dalla vera scuola russa

Alexander Romanovsky si è comportato da vero e proprio dominatore della tastiera, esibendo una gamma vastissima di colori pianistici e una padronanza assoluta dello strumento.
Romanovsky è stato generoso col pubblico: ben tre i bis alla fine sull'onda degli applausi con un Preludio di Bach/Siloti, uno Studio di Liszt e uno di Skrijabin. Successo strepitoso. 

BRESCIA OGGI

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